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Cgia: crollo partite Iva, dal 2008 ad oggi chiuse 415mila

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Roma, 10 dic. (Labitalia) – Le cause della protesta di questi giorni sono molteplici: tra di esse vi è la situazione di criticità che attanaglia il lavoro autonomo basti pensare che tra il 2008 (inizio della crisi) e il settembre di quest'anno (ultimo dato disponibile) hanno chiuso l'attività ben 415.000 partite Iva. Lo sottolinea la Cgia di Mestre. I più colpiti da questa 'moria', rileva la Cgia, sono stati i lavoratori in proprio, ovvero gli artigiani, i commercianti e gli agricoltori: infatti, nello stesso periodo sono diminuiti di 345.000 unità. In quasi sei anni di crisi economica, la variazione dell'occupazione degli indipendenti è stata del 7%. Nel medesimo periodo, per ogni cento lavoratori autonomi, quasi 8 hanno chiuso i battenti. Una situazione di difficoltà, ricordano dalla Cgia, che, purtroppo, ha mantenuto la pressione fiscale media a carico di queste piccolissime realtà attorno al 50%."In proporzione – spiega il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente. In termini assoluti, la platea dei subordinati ha perso 565.000 lavoratori, mentre in termini percentuali è diminuita solo del 3,2%, con una quota del numero dei posti di lavoro persi sul totale della categoria pari al 3,3%. Tassi, questi ultimi, che sono meno della metà di quelli registrati dai lavoratori indipendenti". Analizzando tutti i profili professionali che costituiscono il cosiddetto popolo delle partite Iva, si nota che la contrazione più significativa è avvenuta tra i lavoratori in proprio: vale a dire tra gli artigiani, i commercianti e gli agricoltori.In questi ultimi cinque anni e mezzo, sono diminuiti di 345.000 unità, pari a una contrazione del 9,6%. Male anche l'andamento dei coadiuvanti familiari, ovvero i collaboratori familiari: la riduzione è stata di 78.000 unità (-19,4%). Anche i collaboratori occasionali o a progetto hanno subito un deciso ridimensionamento: la riduzione occupazionale è stata di 73.000 unità (-15,7%). Analogamente, gli imprenditori, vale a dire i soggetti a capo di attività strutturate con dipendenti, sono diminuiti di 35.000 unità (-12,45). Le uniche categorie che hanno registrato risultati positivi sono stati i soci delle cooperative (+2.000 unità, pari al +4,4%) e, soprattutto, i liberi professionisti. Gli iscritti agli ordini e ai collegi professionali sono aumentati di ben 115.000 unità (+9,8%). Infine, segnala la Cgia, a livello territoriale è stata la Sardegna a registrare la caduta occupazione più forte tra gli autonomi (-15%). Male anche la Calabria (-13,1%) e la Valle d'Aosta (-12,5%). Segno positivo, invece, solo per il Veneto (+0,4%) e l'Abruzzo (+0,9%).