Roma, 27 nov. (Labitalia) – Sulle famiglie e sulle imprese italiane pesano 3,1 miliardi di euro di tasse in più sui carburanti rispetto alla media europea. A sostenerlo è la Confesercenti in uno studio nel quale emerge che l'Italia ''è al secondo posto in Europa quanto a imposte su benzina e gasolio''. Rispetto al valore medio europeo, il prelievo sulla benzina è superiore del 17% (+ 15 centesimi al litro) e quello sul gasolio del 28% (+ 20 centesimi al litro). Dal 2002 al 2013, ricorda Confesercenti, ''le accise e l'iva su benzina e gasolio hanno determinato un prelievo di ben 176 miliardi di euro. Questo enorme carico fiscale ha prodotto due risultati fortemente negativi, prosegue la nota Confesercenti: un calo dei consumi che toccherà il 21% nel 2013 e un saldo negativo degli impianti di ben mille unità''. Tradizionalmente, denuncia Confesercenti, ''il comparto dei prodotti petroliferi è stato utilizzato come una sorta di 'bancomat' dal fisco italiano: a fronte di consumi ritenuti poco elastici, la manovra sulle accise è stata considerata come uno strumento certo e immediato per fare cassa e per innescare un extragettito aggiuntivo sul versante dell'Iva. Gli automatismi sottostanti a tale approccio hanno funzionato fino alla metà degli anni duemila''. Dal 2005 e, soprattutto, dall'affiorare dei primi segnali della crisi economica (2007), osserva Confesercenti, ''si è venuta a creare una forbice crescente fra andamento delle imposte e andamento dei consumi petroliferi: alla crescita delle prime corrispondeva una flessione dei secondi. In sostanza, la combinazione fra un reddito disponibile cedente (per effetto della crisi) e ripetuti aumenti di accise e Iva si è ripercossa pesantemente sui consumi, determinando una significativa 'evaporazione' della base imponibile. Conseguentemente, gli aumenti delle aliquote non sono stati in grado di garantire una crescita del gettito e, anzi, hanno contribuito in maniera determinante alla sua flessione''. Fino al 2004 consumi e imposte si sono mossi di pari passo: fatto uguale a 100 il dato 2002, i primi sono cresciuti fino a 102, mentre le imposte sono arrivate a 103,5. Successivamente, invece, si è venuta a creare una forbice crescente, culminata nel 2013 in un rapporto pari a 79 i consumi a fronte di 154 le imposte. In pratica, ad un aumento del 54% del livello impositivo, rileva Confesercenti, ''i consumi hanno denunciato una flessione del 21%. Con un risultato finale solo apparentemente paradossale: gli aumenti di imposte hanno avuto l'effetto di deprimere l'economia senza incassare quanto previsto a tavolino e, anzi, determinando una flessione degli incassi ante-aumento''.