Roma, 26 nov. (Labitalia) – "La situazione italiana si caratterizza per una durissima azione di governo nei confronti dei lavoratori pubblici". Così Massimo Battaglia, segretario generale della Confsal Unsa, è intervenuto all'incontro sindacale internazionale 'Dialogo sociale e contrattazioni collettive in Europa', promosso dalla Confsal Unsa in collaborazione con la Cesi, Confederazione europea dei sindacati indipendenti, a cui aderisce la Confsal, e tenutosi a Roma. All'incontro hanno partecipato, insieme a Battaglia, promotore dell'evento, il presidente della Cesi, Romain Wolff, il segretario generale della Cesi, Klaus Heeger, il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, e altri sindacalisti europei che hanno dialogato sullo stato delle relazioni sindacali europee e italiane e in particolar modo sulla situazione delle amministrazioni centrali.Secondo la Confsal Unsa, la "durissima azione di governo nei confronti dei lavoratori pubblici ha prodotto una serie di misure molto pesanti, tra cui il blocco del contratto fino al 31 dicembre 2014, come in previsione nella legge di stabilità in discussione in Parlamento; blocco dello stipendio ai valori del 2010; blocco del salario accessorio; rateizzazione della liquidazione; decurtazione dei fondi per lo straordinario; blocco del turn over che provoca invecchiamento dell'età media e lo spopolamento progressivo degli uffici della pubblica amministrazione". E, ancora, ha aggiunto, "tagli continui ai bilanci dei ministeri; tagli alle piante organiche a causa della spending review e necessità di riorganizzazioni ministeriali come nel caso del ministero del Lavoro". "Tutto questo, oltre a penalizzare un'intera categoria di lavoratori, sta impedendo alla pubblica amministrazione -ha attaccato Battaglia- di assistere tutto il sistema imprenditoriale italiano, con conseguente perdita di competitività. La Banca mondiale ha calcolato che l'inefficienza della giustizia civile costa all'Italia l'?1% del Pil ogni anno". Secondo il segretario generale della Confsal Unsa, "occorre investire nella pubblica amministrazione come avviene in altri Paesi europei che hanno ben capito quanto sia essenziale il settore pubblico per lo sviluppo di tutta l'economia dell'intero Paese". Secondo il sindacato, "i dati pubblicati dalla Corte dei conti nel rapporto sul costo del lavoro pubblico parlano chiaro e confermano l'analisi del segretario generale: in Francia si è passati da un monte stipendi per il pubblico impiego di 247 miliardi di euro nel 2008 a 268 miliardi nel 2012; in Germania si è passati dai 182 miliardi del 2008 ai 203 miliardi nel 2012; in Gran Bretagna si è passati dai 199 miliardi del 2008 ai 206 miliardi di euro nel 2012". In Italia, invece, spiega la Confsal Unsa, "a causa dell'effetto combinato del blocco stipendiale e del blocco del turn over, si è passati dai 169 miliardi del 2008 ai 165 miliardi del 2012". "Se si considera inoltre il costo per ogni cittadino per finanziare il reddito dei lavoratori pubblici -sottolinea- si nota ancora la virtuosità del 'caso Italia': in Francia ogni cittadino paga 4.000 euro all'anno per pagare i redditi da lavoro pubblico; nei Paesi Bassi il costo è di 3.400 euro a persona; nel Regno Unito è di 3.200 euro; in Belgio è di 4.300 euro. In Italia, invece, si spendono 2.700 euro a cittadino per finanziare il lavoro pubblico. Se si considera il costo del lavoro pubblico in termini di Pil, mentre in Francia si spende il 13,2% del Pil, in Italia tale spesa si ferma al 10.6%". Secondo il sindacato, "tutto questo evidenzia che mentre in Europa vi è la consapevolezza dell'importanza della pubblica amministrazione per il 'sistema Paese', in Italia, sia governo che Parlamento, stanno adottando da anni una serie di norme che penalizza, mortifica e distrugge il lavoro pubblico, provocando in tal modo effetti negativi anche sul sistema delle imprese e del mercato del lavoro nazionale".