Roma, 12 nov. (Labitalia) – Tramontati i tempi di 'spose e buoi dei paesi tuoi', la globalizzazione si è consolidata ormai anche nei matrimoni. E anche se l'Italia non è certo il primo tra i Paesi europei per numero di nozze tra un coniuge straniero e uno italiano (occupa la 22ma posizione tra 30 Paesi europei, dati Eurostat), nel 2011 (ultimi dati disponibili Istat, che sta ora per aggiornarli) sono stati celebrati 18.000 matrimoni 'misti' (-5.555 in meno rispetto al 2007, ma i matrimoni calano in generale) tra italiani e stranieri. Gli italiani che sposano una straniera, a quanto pare, lo fanno soprattutto con cittadine romene (17,7% dei matrimoni tra sposo italiano e sposa straniera) o anche con le ucraine (9,9%). Le italiane invece si sposano in maggior misura con i marocchini (10% del totale dei matrimoni tra un'italiana e uno sposo straniero) e con gli albanesi (8,1%). "Da sempre gli italiani hanno preferenze matrimoniali diverse tra uomini e donne, in caso di nozze con stranieri", spiega a Labitalia Laura Zanfrini, sociologa e docente di Convivenza interetnica all'Università Cattolica di Milano. La cosa si spiega con vari fattori, dice la professoressa che lavora anche alla Fondazione Ismu: "Intanto, con le caratteristiche della popolazione straniera residente in Italia: tra i marocchini che vivono qui prevalgono gli uomini, tra gli ucraini le donne". "Nel caso della scelta di donne romene -aggiunge Zanfrini- chiaramente la lingua gioca un ruolo importante. Poi, ci sono fattori anche legati alla religione: nell'Islam è tollerato che un uomo sposi una cattolica, mentre non è tollerato che una musulmana sposi un cattolico". Con gli albanesi, poi, pare esserci la relazione più lunga. "Sono una comunità che esprime un alto tasso di matrimoni con italiane, parlano bene la nostra lingua, la distanza sociale percepita tra noi e loro è poca, e poi, mentre altre comunità (come quella dei cinesi) tendono a sposarsi tra di loro, gli albanesi sono tra loro una comunità meno coesa, meno solidale e tentano più spesso la via dell'integrazione individuale, anche con il matrimonio". Permane tuttavia un alto tasso di fallimenti dei matrimoni misti. "E' vero -conferma la sociologa- ma questo non è da attribuirsi a una 'distanza culturale', quanto piuttosto al fatto che spesso queste unioni nascono già con forti sbilanciamenti strutturali: tipico caso la differenza di età. Lui benestante, già avanti negli anni che sposa la giovane romena. Oppure sono unioni molto scompensate da un punto di vista culturale". Da aggiungere anche, dice la sociologa, "il fatto che non sempre nella rete familiare lo straniero o la straniera sono ben accetti". Insomma, ancora non è una vita da rotocalco quella delle coppie miste in Italia. Che però hanno dalla loro una grande forza: i figli. "Con i figli di coppie di nazionalità diverse -aggiunge Zanfrini- nascono dei veri laboratori della convivenza interetnica. Questi figli hanno la possibilità di conoscere due lingue, di avere due cittadinanze, di conoscere anche due continenti diversi: in un mondo globale -conclude- una vera marcia in più