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Georgia, Nato: ‘La Russia ha sospeso la cooperazione militare’

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MOSCA – La Russia ha sospeso le attività di cooperazione militare con i Paesi della Nato. Con queste parole Carmen Romero, portavoce dell'Alleanza a Bruxelles ha annunciato che il ministero della Difesa di Mosca ha deciso di "fermare gli eventi di cooperazione militare internazionale tra la Russia e i Paesi della Nato fino a nuove istruzioni". Per il momento, l'Alleanza si limita a "prendere atto" della decisione, ha spiegato ancora la portavoce.
La nota è arrivata poche ore dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Nel primo pomeriggio aveva dichiarato che "la Russia non avrebbe sbattuto la porta in faccia alla Nato" e che "l'eventuale fallimento delle relazioni con Mosca sarebbe dipeso soltanto dall'Alleanza e dal suo incondizionato sostegno a Tblisi.
Ma sembra che il futuro dei rapporti della Nato con la Russia sia strettamente legato al ritiro delle sue truppe dalla Georgia. Proprio su questo fronte il generale Anatoly Nogovitsyn, vice capo di Stato Maggiore dell'esercito russo, ha voluto ribadire che "le truppe", entrate in Georgia dopo il 7 agosto, dovrebbero assestarsi entro domani in una zona cuscinetto con una serie di posti di controllo lungo il confine con l'Ossezia del Sud, controllato da 272 peacekeeper russi. Una zona cuscinetto, aveva precisato ieri Nogovitsyn, che non comprenderà la città di Gori.
La 58esima Divisione dell'esercito russo sta lasciando la città natale di Stalin, ripiegando verso l'Ossezia del Sud. Una prima colonna formata da 100 veicoli ha già raggiunto Tskhinvali, capitale della regione separatista filo-russa dell'Ossezia del Sud. Le televisioni georgiane hanno diffuso le immagini di carri armati e blindati russi in movimento verso nord dopo aver lasciato Gori. Tuttavia, secondo quanto riferiscono testimoni sul posto, a Gori non sono stati rimossi i posti di blocco e di controllo.
Ieri sera, stando a quanto precisa il Cremlino, diverse unità terrestri russe hanno evacuato il porto georgiano di Poti. Tuttavia, tank e soldati stamani continuano a controllare i villaggi di Zugdidi e Senaki. Un totale di 18 checkpoint russi potrebbe restare in territorio georgiano, al termine del ritiro delle truppe, a presidiare diversi snodi strategici.
Intanto, la regione separatista filo-russa dell'Ossezia del Sud ha revocato lo stato d'emergenza, imposto lo scorso 8 agosto all'inizio del conflitto tra Georgia e Russia. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa 'Itar-Tass', Eduard Kokoity, capo dell'amministrazione sudosseta, ha firmato l'ordinanza che annulla il precedente decreto.
Sul fronte degli aiuti la Commissione europea ha fatto sapere che 11 Paesi europei hanno già unito i loro sforzi per rispondere all'emergenza umanitaria in Georgia, fornendo assistenza a circa 100mila civili colpiti dal conflitto. Domani il commissario per i diritti umani delConsiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, partirà per una missione di monitoraggio "nelle aree colpite dal conflitto in Ossezia del Sud".
>E dopo la firma dell'accordo Polonia-Usa per l'installazione di uno scudo antimissile nell'Europa centrorientale, il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha detto che Varsavia intende proseguire gli sforzi per "normalizzare" i rapporti con la Russia, particolarmente tesi. "Abbiamo proposto a Mosca, come gesto di trasparenza e collaborazione, la tenuta di ispezioni (nella base militare polacca dove sarà dispiegata una batteria di missili intercettori, ndr)", ha sottolineato il capo della diplomazia di Varsavia, in un'intervista rilasciata alla radio polacca.