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Eu-Osha, salute mentale e fisica a rischio con cambiamenti mondo lavoro

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Roma, 21 ott. (Labitalia) – Stress e deterioramento della salute mentale e fisica. Sono solo alcuni dei rischi parasociali con cui i dirigenti europei devono fare i conti alla luce dei cambiamenti che stanno intervenendo nel mondo del lavoro. E' quanto emerge dall'indagine dell'Eu-Osha (Agenzia europea per salute e la sicurezza sul lavoro), realizzata fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti e diffusa in occasione della 'Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro'. Per quanto riguarda i fattori che contribuiscono ai rischi psicosociali, le principali preoccupazioni dei dirigenti sono 'pressione del tempo' (52 %) e 'dover gestire clienti, pazienti difficili' (50%). La pressione del tempo è riportata più comunemente come preoccupazione nelle imprese più grandi e nel settore immobiliare (61%), e nei paesi scandinavi (più elevata in Svezia, all?80 %), mentre è più bassa in Italia (31 %), Ungheria (37 %) e Lettonia (41%).Meno di un terzo delle imprese nell'Unione europea-27 riferisce di possedere procedure per affrontare il bullismo o le molestie (30 %), la violenza legata al lavoro (26 %) o lo stress legato al lavoro (26 %). La prevalenza maggiore è riportata nelle imprese più grandi. Queste procedure più formalizzate sono diffuse solo in alcuni paesi, e le frequenze maggiori sono riportate in Irlanda, Regno Unito, paesi scandinavi e Belgio. Per settore, queste procedure sono più frequenti nei settori della sanità e dei servizi sociali, istruzione e intermediazione finanziaria. Questi risultati potrebbero dipendere dalla natura del lavoro in questi specifici settori e dal livello di sensibilizzazione e di abitudine nel trattare rischi psicosociali in questi paesi specifici. Fra le misure adottate, 'offerta di formazione' (58 %) e 'cambiamenti nel modo in cui è organizzato il lavoro' (40 %) sono quelle riportate più di frequente. La percentuale è più elevata nelle grandi imprese, mentre il settore della sanità e dei servizi sociali riferisce le cifre più elevate in tutte le categorie misurate. Anche in questo caso, le misure per gestire i rischi psicosociali sul lavoro sono riportate più spesso in Irlanda, Regno Unito, paesi scandinavi e Paesi Bassi. Un numero inferiore di misure psicosociali viene adottato nelle piccole imprese, nei paesi dell'Europa meridionale e nel settore manifatturiero.Il 53% delle imprese riferisce di informare i propri dipendenti sui rischi psicosociali e sui loro effetti sulla salute e sulla sicurezza, mentre il 69% li informa su chi contattare in caso di problemi psicosociali legati al lavoro. In entrambi i casi, le grandi imprese riferiscono frequenze più elevate.L'informazione ai dipendenti sui rischi psicosociali e i loro effetti sulla salute e la sicurezza è riferita più frequentemente nel settore minerario e delle cave (71%) e nel settore della sanità e dei servizi sociali (69%). Le informazioni su chi contattare in caso di problemi psicosociali legati al lavoro sono fornite con maggiore frequenza nei settori della sanità e dei servizi sociali (83%) e dell'istruzione (73%).