Home Nazionale Obama: ”Gerusalemme non sia divisa, no a negoziati con Hamas’

Obama: ”Gerusalemme non sia divisa, no a negoziati con Hamas’

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SDEROT – Gerusalemme dovrà essere la capitale di Israele e non dovrà essere divisa, con Hamas, che "usa il terrore come arma", non si può negoziare, gli Stati Uniti saranno sempre al fianco di Israele. Dopo essersi più volte proclamato "amico" dello Stato ebraico, la cui creazione definisce "un miracolo", Barack Obama (nella foto) ripete i punti fermi della sua politica per il Medio Oriente in una conferenza stampa a Sderot, dove arriva accompagnato dal ministro degli Esteri Tzipi Livni e dal ministro della Difesa Ehud Barak. E nella città bersaglio del lancio di razzi Qassam da parte dei militanti palestinesi, il candidato democratico alla Casa Bianca riafferma il suo "impegno incrollabile alla sicurezza di Israele".
"Gli israeliani – dice – non dovrebbero vivere in pericolo nelle loro case e a scuola. Sono fiducioso che la recente intesa per mettere fine agli attacchi darà qualche sollievo, ma l'America dovrà sempre sostenere il diritto di Israele a difendersi contro chi minaccia il suo popolo".
Poi, sullo status di Gerusalemme, conferma quanto già detto nelle settimane scorse, e cioè che la Città santa dovrà restare indivisa. "Non ho cambiato posizione – chiarisce il senatore dell'Illinois – Ho già detto che è importante che la città non sia divisa a metà. Io continuo a dire che Gerusalemme sarà la capitale di Israele… ma questa è una questione che deve essere discussa con le parti coinvolte, i palestinesi e gli israeliani. Non sta agli Stati Uniti dettare la forma in cui questo avverrà, ma piuttosto dobbiamo sostenere gli sforzi che vengono fatti per risolvere questi temi difficili".
I giornalisti al seguito nella visita a Sderot, dopo una tappa a Ramallah per incontrare il presidente palestinese Mahmoud Abbas, gli chiedono poi della sua posizione su Hamas. "E' molto difficile negoziare con un gruppo che non rappresenta una nazione – spiega Obama – che non riconosce il diritto di Israele a esistere, che usa il terrorismo come arma ed è profondamento influenzato da altri Paesi. Penso che la leadership di Hamas debba decidere… se vuole essere un partito politico serio, che cerca di rappresentare le aspirazioni del popolo palestinese e di conseguenza riconosce il diritto di Israele a esistere e rinuncia alla violenza come strumento per raggiungere i propri obiettivi o se vuole continuare ad operare come organizzazione terroristica".
Quindi, ancora sul processo di pace in Medio Oriente, il senatore dell'Illinois assicura che, "se eletto, non aspetterò fino alla fine del mio mandato o il secondo mandato per far avanzare il processo: penso che adesso abbiamo una finestra di opportunità che dobbiamo cogliere".
Infine, il candidato democratico alla Casa Bianca parla dell'Iran e ribadisce che, se dotato dell'arma nucleare, rappresenterà "una grave minaccia che il mondo deve prevenire". Se eletto, promette ancora, agirà rapidamente per mobilitare la comunità internazionale perché "offra una serie di bastoni e di carote al regime iraniano per rinunciare alle armi nucleari". Quanto all'ipotesi di incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, il candidato democratico alla Casa Bianca ha riaffermato la convinzione di essere pronto a parlare con qualsiasi leader "se questo promuoverà gli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti".
Da parte israeliana, secondo il capo di Stato Shimon Peres ha detto ricevendo il candidato democratico alla Casa Bianca. "Se possa darle un consiglio come candidato lei deve essere un grande presidente degli Stati Uniti, perché il mondo ha bisogno di una visione e di una leadership".
Per il candidato democratico, giunto ieri sera in Israele, una fitta agenda di appuntamenti, in serata è prevista la cena con il primo ministro Ehud Olmert. Sul tavolo, le proccupazioni israeliane per il programma nucleare iraniano e l'andamento dei negoziati indiretti di pace con la Siria. Infine Obama visiterà il Muro del Pianto.