Napoli, 7 ott. (Adnkronos Salute) – In Italia le donne fanno figli sempre più tardi. L'età media al primo parto è di 32,6 anni (31,8 nel 2004). La mortalità neonatale è 2,5 per mille nascite e quella infantile 3,4 per mille, mentre nell?Ue si attesta al 4,3 per mille. Diminuisce del 4,9% il ricorso all?interruzione volontaria di gravidanza. Si riduce lievemente il ricorso al parto cesareo che passa dal 38% all?attuale 37,5%. Però ancora 38mila bambini su 540mila (7,1%) nascono in strutture che eseguono meno di 500 parti l?anno. Sono i dati presentati oggi a Napoli al congresso nazionale dei ginecologi italiani, evento che riunisce insieme i singoli congressi della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), dell'Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Agoi) e dell'Agui, i ginecologi universitari. Quest'anno è 'L?Universo Femminile: un Infinito da esplorare' il tema dell'evento, che riunisce nella città partenopea fino al 9 ottobre oltre 2.000 specialisti. "Migliora il benessere femminile ma ancora luci ed ombre avvolgono la nostra professione – avvertono i ginecologi – Chiediamo: la riorganizzazione dei punti nascita, la riforma del contenzioso medico legale con rivisitazione della colpa medica, anomalia del nostro Paese, e più risorse per i giovani camici bianchi". In Italia – secondo i ginecologi – si conferma ancora un uso eccessivo del parto cesareo. In media, secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, il 37,5% delle gestazioni termina con un intervento chirurgico (era il 38% nel 2009). "Si registra poi un?elevata propensione al bisturi nelle case di cura accreditate (58,3%) – sottolineano gli esperti – rispetto agli ospedali pubblici (34,6%). Il ricorso al cesareo è più frequente nelle donne italiane (39,5%) rispetto a quelle straniere (28,8%)". I ginecologi italiani si sentono "assillati dal contenzioso medico-legale che – precisano – aumenta il ricorso alla medicina difensiva. Con la conseguenza di troppi esami prescritti spesso superflui che incrementano di 12 mld le spese a carico dell?interno Servizio sanitario nazionale (Ssn). E che porta invece a 33.700 denunce contro i camici bianchi che, nel 98,8% dei casi, finiscono in una bolla di sapone. Da ultimo – aggiungono – il ginecologo è una specie in via d?estinzione e nei prossimi 10 anni si rischia di avere le corsie sguarnite". "Di fronte a questo quadro di luci e ombre, lanciamo un appello alle istituzioni perché sia tutelata la ginecologia italiana – avvertono gli esperti – un?eccellenza del nostro sistema sanitario. Dopo tanti tagli si torni a investire nella formazione di giovani medici, si dia seguito alla riorganizzazione dei punti nascita del 2010 e si giunga finalmente a una riforma del contenzioso medico-legale. L?Italia è il solo Paese dove gli errori clinici sono perseguibili penalmente". "La riforma dei punti nascita del 2010 – sottolinea Nicola Surico, presidente della Sigo – è rimasta in gran parte sulla carta e ancora troppi bimbi nascono in reparti materno-infantili non adeguati. La Sigo aveva applaudito a quella giusta e utile riorganizzazione. Dopo tre anni però solo una minima parte di queste strutture sanitarie è stata effettivamente chiusa. Manca la volontà politica di andare contro piccoli interessi locali. Per questo – ricorda Surico – lo scorso 12 febbraio, per la prima volta nella storia, i ginecologi hanno scioperato".