Home Nazionale Marocco: a Marrakech idee e prototipi di giovani designer sostenibili

Marocco: a Marrakech idee e prototipi di giovani designer sostenibili

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Marrakech, 4 ott. (Labitalia) – Il Marocco, e Marrakech, in particolare, sono famosi in tutto il mondo per le straordinarie capacità dei loro artigiani. Dalla boiserie ai tappeti, dall'intaglio alla lavorazione di metalli come rame, ottone e argento, dalla gioielleria alla lavorazione del cuoio in tutte le forme (famosa è la 'maroquinerie' la tecnica di stampa della pelle con foglie d'oro), Marrahkech con la sua famosa piazza, visitata da due milioni di persone l'anno, è uno dei più grandi 'atelier' operanti al mondo, a cui si rivolgono anche grandi star del cinema e della moda per arredare le loro case o per trarre spunti da trasfondere nelle ultime collezioni. Non a caso, a Marrakech aveva una bellissima casa, poi trasformata in museo, quel genio dello stile che era Yves Saint Laurent, mentre oggi tra le vie dei suk e della Medina non è infrequente incontrare stilisti come Roberto Cavalli o attrici come Nicole Kidman e Sigourney Weaver. Queste sapienze delle mani e dei cervelli degli artigiani-artisti di Marrakech stanno alla base di un progetto ideato e condotto in team dall'Università di Firenze (dipartimento di Architettura – Dida) e dall'Esav, la Scuola superiore delle arti visive di Marrakech, con la fattiva collaborazione dei maestri del Centre de Formation et Qualification dans les Metiers de l'Artisanat de Marrakech. Quaranta ragazzi, italiani e marocchini, hanno seguito nella città marrocchina, sotto la guida di un esperto artigiano del Centre de Formation, un corso di perfezionamento di design per lo sviluppo sostenibile, apprendendo le antiche tecniche di lavorazione e innovando, attraverso un percorso di sperimentazione artistica, i prodotti della tradizione. I risultati di quest'originale esperienza saranno esposti oggi per la prima volta alla Fondation Dar Ballari di Marrakech: 40 prototipi, realizzati 'fifty-fifty' dai ragazzi e dai maestri (o dagli apprendisti), che saranno giudicati da una giuria di esperti. Ai due migliori progetti verrà aggiudicata una borsa di studio offerta dal centro Sperimentale del mobile di Poggibonsi. Un'altra giuria, composta da giornalisti italiani e marocchini (per l'Italia c'è anche un rappresentante di Labitalia), assegnerà una menzione speciale al prototipo più innovativo. "Un obiettivo di Shar(e) design, questo il nome del corso di design sostenibile, è quello di far lavorare i ragazzi -spiegano a Labitalia Saverio Mecca e Giuseppe Lotti, dell'Università di Firenze, coordinatori dell'iniziativa- alla scoperta di tecniche e saperi ricchi di valori e tradizione, o anche alla 'ri-scoperta' di queste manualità che poi fanno parte anche della storia italiana e fiorentina in particolare. Ma c'è anche e soprattutto l'obiettivo di aprire la strada alla sperimentazione di nuove idee, nuove produzioni. Insomma, di aprire all'innovazione e nessun terreno poteva essere più fertile di Marrakech, luogo unico al mondo dove si incontrano così tante abilità artistiche e artigianali".Per i ragazzi marocchini, poi, questa è l'occasione di entrare nel mondo del lavoro 'dalla porta principale' e di avviare un'attività di 'artigiano-artista', definizione ufficiale che lo Stato del Marocco ha riconosciuto già dal 1970 ai maestri di Marrakech. I ragazzi italiani invece hanno potuto studiare da vicino tecniche sconosciute, lavorare nei grandi laboratori attrezzati del Centre de Formation e ideare, creare un prodotto che un maestro artigiano e la sua bottega li ha aiutati a realizzare.Alla realizzazione di Shar(e) design ha contribuito un team molto affiatato che ha lavorato duro per costruire una rete sinergica con le realtà locali e non solo. Debora Giorgi, Aniko Boehler, Alice Cappelli, Valentina Frosini, Ilham Antar, Biagio Cisotti hanno seguito passo passo i ragazzi e superato le non poche difficoltà che un luogo come Marrakech presenta alla realizzazione di un progetto così articolato. I fondi, circa 50.000 euro provenienti per lo più dal progetto Artimed (un progetto europeo di integrazione socio-economica tra Italia e Marocco, e in parte dalle iscrizioni al corso, ma per alcuni ragazzi il corso è stato gratuito), sono stati utilizzati per le spese di base. "Ma -avverte Debora Giorgi- senza la preziosa e gratuita collaborazione (che spesso si è tradotta anche in un sostegno materiale attraverso la messa a disposizione di tempo, laboratori e materiali) di molti artigiani e 'bazaristi' della Medina, tutto questo non sarebbe stato possibile".