Home Nazionale Kyenge: nuove politiche e canali umanitari per evitare tragedie immigrati

Kyenge: nuove politiche e canali umanitari per evitare tragedie immigrati

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Roma, 3 ott. (Labitalia) – Sono necessarie "nuove politiche" dell'immigrazione "per evitare queste tragedie". E' il ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, a sottolineare, dopo il drammatico naufragio di Lampedusa, l'esigenza di "adottare canali umanitari che rendano più sicuri questi viaggi", oggi gestiti dalle organizzazioni criminali che sfruttano il traffico di migranti. Bisogna "dare risposte positive" al fenomeno, risposte che vadano "nel senso dell'inclusione, della cittadinanza", avverte. Abolire la Bossi-Fini? "Se ne potrà parlare al coordinamento tra ministeri, da mettere in campo fin da subito", risponde poi a una domanda rivoltale nella conferenza stampa convocata oggi, dopo la tragedia di Lampedusa. Il ministro sottolinea come "sia necessario mettere in campo fin da subito un coordinamento tra diversi ministeri: oltre al mio quello dell'Interno, degli Esteri, della Difesa e delle Infrastrutture, con il coordinamento della presidenza del Consiglio, per sviluppare un piano di aiuti per soccorrere i profughi e aiutare le comunità locali e i Comuni coinvolti in prima linea nell'affrontare i problemi derivanti dal sostegno e l'accoglienza ai migranti". Kyenge, d'altro lato, intende "chiedere con più forza di quanto fatto finora un intervento condiviso dall'Unione europea, a partire dall'adozione di canali umanitari che rendano più sicuri questi viaggi, sui quali organizzazioni criminali lucrano sulla pelle di uomini, donne e bambini". Il ministro ricorda che il Consiglio d'Europa "ha giudicato sbagliate le nostre politiche sui flussi migratori verso il nostro Paese: anche su questo dobbiamo dare risposte". Il ministro esprime, in apertura della conferenza stampa, il "più profondo cordoglio e dolore per le vittime di Lampedusa: un'immane tragedia che ci mette tutti davanti alla necessità di affrontare in maniera radicale il drammatico problema dei migranti in fuga dai paesi in guerra".