Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute) – La 'patata bollente' Stamina e la mina dei nuovi ticket, ben 2 miliardi, da scongiurare. Ma anche rete ospedaliera da riorganizzare, costi standard da applicare, Lea da revisionare. Sono solo alcuni dei dossier e delle tante riforme sul tavolo della sanità che rischiano di rimanere al palo in caso di caduta del governo Letta, alle prese con le dimissioni irrevocabili dei cinque ministri Pdl in seno al governo, tra cui il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, pur non nascondendo il suo malcontento di fronte alla richiesta di dimissioni, si trova di fatto con un piede fuori dal dicastero di Lungotevere Ripa. Lasciando in eredità un bel pacchetto di riforme da portare a termine. Si attende, innanzitutto, la decisione sul caso Stamina, il controverso trattamento terapeutico a base di cellule staminali messo a punto da Davide Vannoni. Il ministro dovrebbe decidere se dare il via o lo stop alla sperimentazione dopo la sostanziale bocciatura del comitato di esperti, che ha studiato a fondo le carte consegnate da Vannoni. Una decisione delicata per il ministro, anche perché il Parlamento ha stanziato tre milioni di euro per appurare validità e sicurezza della terapia.Un'altra 'patata bollente' è l'introduzione di nuovi ticket. Il ministro della Salute ha più volte ribadito che i 2 miliardi di nuovi balzelli – introdotti dall'ultimo Governo Berlusconi nell'estate 2011 e che, prima della sentenza della Corte Costituzionale che li ha cassati, sarebbero dovuti entrare in vigore l'anno prossimo – saranno coperti nella legge di stabilità. Le fibrillazioni politiche delle ultime ore rendono però meno granitica questa promessa.In bilico anche il Patto della salute, una sorta di piano regolatore della sanità che coinvolge governo e Regioni che, dopo molti mesi di 'guerra fredda', hanno deciso – grazie proprio all'impegno del ministro Lorenzin – di riunirsi intorno a un tavolo per cercare di stipulare finalmente questo accordo. Anzi, i tavoli aperti sono ben dieci, visto che poco prima della pausa estiva di Ferragosto è stato deciso di aprirne uno per ogni tematica, tra cui Lea, edilizia sanitaria, Piani di rientro, rete ospedaliera, cure primarie, ticket. Un altro capitolo presente all'interno del Patto è la tanto attesa riforma dell'assistenza territoriale: ambulatori aperti h24 che nelle intenzioni dovrebbero fungere da freno al ricovero in ospedale. Una riforma, questa, che ne chiama un'altra: la ristrutturazione della rete ospedaliera, con la riconversione dei piccoli ospedali in poliambulatori specializzati o comunque in strutture più adeguate alle esigenze del territorio. Poi, sempre all'interno del Patto, si dovranno rivedere tra le altre, le regole sui piani di rientro, l'integrazione sociosanitaria, i rapporti Ssn-Università e la questione rovente delle tariffe per la mobilità interregionale, ma soprattutto transfrontaliera.Il 25 ottobre entra infatti in vigore una direttiva Ue di portata epocale. Da quel giorno un italiano avrà la possibilità di sottoporsi a un intervento a Parigi, Londra e Stoccolma o un olandese di venire da noi. Una rivoluzione che riguarda 600 milioni di cittadini, 2 milioni di medici e 20 milioni di infermieri. Il ministero della Salute ha istituito un gruppo operativo per affrontare il passaggio nella sanità europea. Che vuol dire omologare i prezzi, coinvolgere le Regioni in questa operazione, studiare nuove procedure amministrative e il sistema per far riconoscere a Londra, Bucarest e Oslo la stessa prescrizione medica. Ma che vuol dire anche accogliere pazienti che arrivano dall'estero.Un'altra riforma che da anni è ferma ai box – e che la caduta del governo Letta rischia di tenere nel cassetto – è la revisione dei livelli essenziali di assistenza, che risalgono al 2001. Un'eternità, considerato che in questi anni molto è cambiato. Alcuni esami diagnostici, ad esempio, sono ormai obsoleti e andrebbero cancellati a vantaggio di altri più innovativi e tecnologicamente all'avanguardia, che si potrebbero inserire. Una soluzione rapida è richiesta anche per sciogliere il nodo irrisolto del riparto 2013 del Fondo sanitario nazionale. Le regole sono quelle federaliste dei costi standard, ma se le cinque Regioni di riferimento sono ormai acquisite (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Umbria) la scelta delle tre benchmark è stata rinviata all'autunno. Altra questione calda è poi la riforma degli Ordini professionali sanitari, con le proposte di legge che stanno per essere unificate al Senato e il disegno di legge del ministro Beatrice Lorenzin che deve fare il suo ingresso a brevissimo – con questo e altri temi – nel dibattito parlamentare. In attesa di risposte sono anche i medici che, oltre a fare i conti con il blocco dei contratti di lavoro della Pubblica amministrazione fino a tutto il 2014, si aspettano una risposta definitiva al rebus dell'obbligo assicurativo per i sanitari, la cui scadenza – prevista per metà agosto 2013 – è stata prorogata di un anno per consentire di trovare soluzioni idonee. Entro la fine del 2013 dovrà poi essere conclusa la trattativa tra Governo, industria, grossisti e farmacisti per la definizione del nuovo sistema di remunerazione della filiera del farmaco. I nuovi criteri dovevano essere già in vigore, ma di fronte allo stallo tra le parti Lorenzin ha concesso una proroga a fine anno.