Home Nazionale Tumori: Vecchioni, io operato al rene, a pazienti serve lato umano medici

Tumori: Vecchioni, io operato al rene, a pazienti serve lato umano medici

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Milano, 27 set. (Adnkronos Salute) – "L'anno scorso sono stato operato per un piccolo tumore al rene e ora sto bene. Ho visto dieci professori, fra l'Italia e l'estero, e ho ricevuto dieci pareri in cui ognuno mi prospettava con freddezza un intervento diverso. E posso dire che il paziente ha bisogno anche di sensibilità, del lato umano del medico". E' la testimonianza del cantautore Roberto Vecchioni che si racconta nella veste inedita di paziente e offre uno spaccato di vita personale per lanciare un messaggio: "Bisogna valorizzare la figura del medico di famiglia, quello di una volta, che sa tutto di te e dei tuoi parenti, che ha in mano le cartelle di tutti, che non si chiude nella sua torre d'avorio ma vive sul campo, ti segue, si 'sbatte', va in giro". "Non dico – prosegue – che il medico debba essere innamorato del paziente, ma non può lasciarlo a operazione fatta, dargli una cura e poi andarsene. Il medico rimane ancora una figura che cura non solo il corpo, ma l'anima. E le due cose devono essere riportate insieme. Bisognerà fare qualcosa perché il medico di famiglia torni in auge". Questo il pensiero dell'artista, che firma l'introduzione di un libro scritto da due 'addetti ai lavori', i medici di famiglia Maurizio Bruni e Francesco Carelli: 'C'era una volta… il medico di famiglia' (una proposta di controriforma del Ssn). Il volume, presentato oggi a Milano, "rimette in luce il medico di famiglia", spiega Vecchioni. Una figura, sottolinea nell'introduzione al libro, "spesso tirata a destra e sinistra è più volte bistrattata". Il musicista racconta di come Bruni, uno degli autori, "risale nel tempo sciorinando esempi di sanità pubblica, medici condotti e della mutua, stigmatizzando giustamente sul male che possono fare i 'media' (particolarmente Alberto Sordi in un famoso film sull'argomento)", riferendosi al famoso 'Medico della mutua', interpretato dall'attore romano nel 1968. Gli autori ripercorrono i passi fino all'introduzione del medico di medicina generale, chiamato "affettuosamente medico di famiglia, appunto – prosegue Vecchioni nella sua introduzione – con un gradimento pubblico oscillante tra il 70 e l'80%, ma spesso condannato a rotazioni ed esclusioni". Il medico, sottolinea oggi Vecchioni, "non è un robot che fa l'anamnesi, tira fuori la cura e se ne va. La medicina è una sinfonia, a volte è qualcosa di tragico, e anche questa fa parte dell'arte, come testimonia il sorriso dei bimbi che guariscono. Il libro propugna questa missione del medico, l'armonia con il paziente. Perché per chi soffre la consolazione e l'ottimismo fanno l'80% della cura". Il medico, conclude Vecchioni, "è soprattutto un artista. Ho questa concezione un po' romantica di un professionista che sappia avere intuizioni. E le intuizioni sono artistiche. Questo è un problema che mi interessa come mi interessa tutto del mondo. Non credo che un artista possa limitarsi a entrare in radio, far urlare le ragazzine e radunare folle oceaniche, deve vivere nella società, stare con i medici, gli operai, i chimici, gli universitari. Con tutti".