Home Nazionale Telecom: Reichlin, ma banche e imprenditori italiani non l’hanno salvata

Telecom: Reichlin, ma banche e imprenditori italiani non l’hanno salvata

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Roma, 24 set. (Labitalia) – "L'italianità delle aziende non sia più ostacolo all'allocazione efficiente di capitali. La vicenda Telecom è stata gestita male, si è provato in tutti i modi a coinvolgere banche e imprenditori italiani, ma l'operazione è fallita. E ora è importante liberare capitali, soprattutto quelli delle banche, da destinare alla competitività del sistema". Pietro Reichlin, docente di Economia e prorettore alla Ricerca dell'università Luiss 'Guido Carli' di Roma, commenta con Labitalia la notizia dell'acquisizione di Telecom da parte della spagnola Telefonica. Per il professore, "l'italianità non è un valore assoluto da perseguire a tutti costi". Oltretutto, avverte, "le banche italiane hanno fatto su Telecom e anche su Alitalia operazioni fallimentari da miliardi, e queste perdite ricadono ora su tutto il sistema Paese". Insomma, gli italiani, anche se animati da buona volontà, non ce l'hanno fatta a tenere in casa due degli asset più 'nazionali' d'Italia. "Colpa in parte del fatto che i nostri capitalisti non amano il rischio -spiega Reichlin- e di altri fattori che hanno giocato contro l'efficienza". Come, sostiene l'economista della Luiss, "il fatto che il management italiano sia vecchio, anzi molto vecchio: del resto i giovani li mandiamo via, all'estero". E un altro fattore che ha giocato negativamente nelle 'cordate' italiane che volevano salvare i brand nazionali dallo straniero "è che è mancata una proprietà che avesse il 'core business' per quell'attività e che sapesse sviluppare know how". Insomma, riassume Reichlin, "non basta mettere un chip o una manciata di soldi per essere a pieno titolo imprenditori capaci di gestire aziende complesse e internazionali". "Chiudiamo presto questo capitolo di aziende vendute e cerchiamo di liberare capitali utili per l'economia", conclude Reichlin.