Roma, 16 set. (Labitalia) – Il calo dei consumi e il dilagare delle grandi strutture commerciali hanno determinato una chiusura di circa il 10% dei banchi dei mercati rionali negli ultimi anni. Ma c'è un dato in controtendenza: quello dei laboratori artigianali. Da quando, nel 1991, sarti, calzolai, restauratori, udraulici e falegnami hanno avuto la possibilità di operare nei mercati, i laboratori sono aumentati al ritmo dek 10% annuo e in tutta la città oggi se ne contano 117. Questo quanto emerge dal rapporto sui mercati rionali di Roma 'Ripensando al mercato', curato da Cna di Roma e Sacea con il contributo della Camera di commercio di Roma, presentato oggi presso la Casa delle Imprese Cna. "Nei mercati rionali – ha spiegato Erino Colombi, presidente Cna Roma – gli artigiani possono beneficiare di canoni, per spazi che non superano i 20, 25 metri quadrati, più economici rispetto all'affitto di locali privati". I mercati romani sono, secondo l'indagine, 120. In questo numero, sono comprese le strutture coperte (29), i plateatici attrezzati, cioè le aree recintate che ospitano banchi, impianti e servizi (35) e include 56 mercati che insistono su aree improprie. Oltre che dalla diffusione della grande distribuzione, inoltre, il calo dei banchi e la crisi dei mercati, secondo lo studio, è stato determinato negli ultimi anni da un cambiamento negli stili di vita dei romani. Lo studio evidenzia anche la difficoltà dell'amministrazione comunale a gestire la fase transitoria di adeguamento delle strutture e la scarsità di risorse messe a disposizione. Alla crisi ha contribuito anche la diffidenza degli operatori nei confronti dei cambiamenti che si sono resi necessari nel corso degli anni. Il numero di piccole imprese in attività risulta inferiore rispetto alle autorizzazioni comunali in essere: 4.078 (1.499 nei mercati coperti, 1.402 nei plateatici attrezzati,1.177 in quelli in sede impropria) contro le circa 4.500 a disposizione. "La differenza – spiega Antonello Giuffrida, curatore della ricerca – si spiega con il fatto che molti esercenti preferiscono conservare l'autorizzazione nella speranza di poter prima o poi riavviare l'attività". Quanto all'offerta merceologica, conclude Giuffrida, "il settore ortofrutticolo è il più rappresentato con un banco su tre che rientra in questa categoria; seguono le macellerie (10%) a breve distanza dalle pizzicherie (9%) seguite dalle pescherie (6%); il resto del settore alimentare non specializzato rappresenta un ulteriore 13%, mentre il restante 27% è legato alle attività non alimentari, con abbigliamento e casalinghi in cima alla classifica".