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Banche: dopo disdetta contratto sindacati verso sciopero 31 ottobre

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Roma, 16 set. (Labitalia) – I sindacati dei bancari, al termine della riunione con l'Abi, che ha disdetto il contratto nazionale del lavoro, hanno deciso una giornata di sciopero che sottoporranno ora al voto dei lavoratori. La data ipotizzata è quella del 31 ottobre, la cosiddetta Giornata mondiale del risparmio. "La disdetta del contratto nazionale dei lavoratori bancari, disposta dall'Abi, con 10 mesi d'anticipo rispetto alla scadenza naturale, rappresenta un attacco inaudito ai diritti dei lavoratori, a cui risponderemo per le rime, anche con lo sciopero", spiega Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi. "In questa vicenda senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali di settore, ci troviamo di fronte a dei banchieri che sono dei perfetti Giani Bifronte, la cui doppiezza è sotto gli occhi di tutti", continua Sileoni."Da una parte di fronte alle istituzioni monetarie internazionali -aggiunge Sileoni- e nei loro road show danno ottimistiche comunicazioni ai mercati, dichiarando grande solidità patrimoniale, 'core Tier 1' oltre i vincoli di 'Basilea3', di aver ridotto tutti i costi operativi, compresi i costi del personale, di essere capaci di assorbire le rettifiche su crediti generate dalla recessione, di non avere in pancia titoli tossici e di avere rischi degli attivi enormemente minori rispetto alle banche europee. Dall'altra, a casa loro, quando si devono confrontare con le organizzazioni sindacali, denunciano una redditività del capitale ai minimi storici, senza prospettive di ripresa, utili netti precariamente sostenuti dal carry trade sui titoli di stato grazie ai finanziamenti della Bce, costi del personale e livelli occupazionali insostenibili"."Com'è possibile gestire con responsabilità, trasparenza e partecipazione le relazioni sindacali in presenza di una tale sconcertante, antitetica e inquietante doppiezza di messaggi? La Banca d'Italia, che ha ribadito, in più occasioni, la solidità del sistema bancario italiano non ha nulla da dire? Qual è la vera situazione economica, reddituale, patrimoniale delle banche italiane? I lavoratori -conclude Sileoni- hanno il diritto di saperlo, prima degli stress test annunciati dalla Bce, che il Parlamento europeo ha investito del compito di Vigilanza sulle grandi banche europee"."La disdetta del contratto nazionale da parte dell'Abi, in una riunione che avrebbe dovuto affrontare un argomento di grande importanza come il rinnovo del Fondo di solidarietà di settore, costituisce – spiega il segretario generale Uilca, Massimo Masi – un atto che compromette gravemente le relazioni sindacali nel credito. La risposta unitaria delle Organizzazioni Sindacali, in contrasto a questa decisione, sarà determinata e di forte mobilitazione"."In questa fase – continua Masi – purtroppo emerge in modo chiaro che l'Abi e le banche non hanno mai creduto al contratto nazionale sottoscritto a gennaio 2012, come dimostra la sua scarsa se non quasi inesistente applicazione nelle varie banche, dove solo alcune soluzioni trovano riscontro, e mai in modo organico come l'assetto del contratto richiederebbe per raggiungere tutti i suoi obiettivi. L'azione unilaterale dell'Abi sancisce la responsabilità di tutte le banche, pertanto è evidente che tutte le decisioni unitarie che il sindacato deciderà per contrapporsi a questa decisione sarà estesa a tutte le aziende del settore, condizionandone quindi il prosieguo delle relazioni sindacali"."Se l'Abi avesse voluto, come dichiara, avviare un dialogo propedeutico al prossimo rinnovo, poteva, come avviene in altre categorie, convocare il sindacato -continua Masi- per aprire una discussione ed evitare una soluzione così dirompente, invece ha scelto la strada della rottura di un consolidato impianto di relazioni sindacali, che negli anni ha consentito di gestire radicali cambiamenti in tutto il credito. Attribuire questa scelta, da parte dell'associazione datoriale, alla situazione di crisi del Paese sancisce l'inadeguatezza ad affrontare i problemi attuali dell'intero management bancario italiano, che quindi dovrebbe, per coerenza, dimettersi in blocco dalle proprie aziende e, analogamente, dall'Esecutivo dell'Abi"."Un gravissimo errore che abbiamo respinto con forza unitariamente chiedendo il ritiro della disdetta", sottolinea il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale. Una decisione, quest'ultima, "contro la quale ci mobiliteremo insieme con attivi unitari e assemblee per preparare lo sciopero della categoria", aggiunge Megale. Nel corso dell'incontro di oggi, inoltre, fa sapere Megale, "come organizzazioni sindacali, oltre che sostenere la necessità di una legge sui compensi dei top manager, abbiamo chiesto alla controparte di dare il buon esempio prima di mettere in discussione i diritti e le condizioni di lavoro: i banchieri dovrebbero infatti ridursi per i prossimo due o tre anni i loro compensi, passando dai due, ai tre e fino ai quattro milioni attuali, sotto la soglia dei 6/700 mila euro", conclude. "L'interesse dell'Abi alla disdetta anticipata – spiega Giulio Romani, segretario generale Fiba Cisl – punta a mettere in discussione il contratto non solo da punto di vista economico ma anche normativo. Insomma l'Abi vuole battere cassa al governo sulla fiscalità. Il ricatto si consuma sul rinnvo del Fondo di solidarietà della categoria che andrebbe rinnovato entro la fine di ottobre".