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Universita’: in Italia cresce interesse per medicine non convenzionali

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Milano, 11 set. (Adnkronos Salute) – Cresce l'interesse delle università italiane per le medicine tradizionali e non convenzionali. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista 'Alternative & Integrative Medicine', condotto durante la prima edizione del Master in Sistemi sanitari, medicine tradizionali e non convenzionali dell'università di Milano-Bicocca. La ricerca, prima del genere nel nostro Paese, ha analizzato l'offerta formativa in medicine tradizionali e non convenzionali proposta nell'anno accademico 2011-2012 dalle Scuole di medicine italiane pubbliche e private, inclusa la formazione post-laurea sia nelle Scuole di medicina, che nelle Facoltà di farmacia e di Medicina veterinaria. Complessivamente, l'indagine ha coinvolto 37 università pubbliche con 40 corsi di laurea in Medicina, 2 Facoltà a Torino e 3 a Roma; 3 università private e la Fondazione università di Mantova. I risultati – segnala l'Aiot, Associazione medica italiana di omotossicologia – evidenziano come alcune università italiane si stiano sempre più aprendo alle discipline mediche non convenzionali. In particolare, la formazione in quest'area è strutturata con corsi di aggiornamento e Master, di cui 17 attivi nel periodo monitorato nello studio. Si tratta di Master di I livello nel 40% dei casi e di II livello nel restante 60%. Il 50% dei Master sono stati attivati in Lazio e Lombardia.Tra i poli di eccellenza sul territorio nazionale c'è proprio la Bicocca di Milano, che promuove anche per quest'anno la nuova edizione del Master di I livello attivato dal Dipartimento di sociologia e ricerca sociale, in collaborazione con la Facoltà di medicina e in partnership con Guna. Le iscrizioni sono aperte fino a metà settembre. Sono previste borse di studio e facilitazioni. L'obiettivo del Master – sottolinea l'Aiot in una nota – è quello di formare una nuova figura di medico, che sia in grado di integrare al meglio gli interventi farmacologici tradizionali, le medicine complementari di origine biologica e gli interventi non farmacologici per agire armonicamente sull'individuo tenendo conto dell'intera rete informativa che regola il buon funzionamento del corpo umano e dell'inscindibilità tra mente umana e organismo biologico."E' fondamentale ragionare sui percorsi formativi universitari in grado di creare professionalità adeguate alle richieste di salute della cittadinanza, per tutelare il crescente numero di italiani che si curano con queste medicine, e per dare un segnale forte nonostante il perdurante vuoto legislativo nazionale su questa tematica", commenta Leonello Milani, medico e vice presidente dell'Aiot.