Home Nazionale Lirica: poco noto in Italia famoso all’estero, incantano regie di Jacopo Spirei

Lirica: poco noto in Italia famoso all’estero, incantano regie di Jacopo Spirei

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Londra, 29 ag. (Labitalia) – Non solo scienziati e ricercatori. L'Italia, ultimamente poco ospitale con i suoi giovani talenti, riesce ad esportare e a 'regalare' ad altri Paesi anche professionalità del mondo dello spettacolo: è il caso di Jacopo Spirei, giovane poco più che trentenne, nato a Roma ma toscano di famiglia e formazione, un vero talento della regia dell'opera lirica. Assistente alla regia nelle maggiori città europee e nei maggiori Festival (Gran Bretagna, Portogallo, Spagna, Danimarca, Usa, e festival come Gyndebourne, Maggio Musicale, Bregenz), dal 2000 ha lavorato come assistente di Graham Vick, con il quale ha collaborato su molti progetti, oltre a curare varie riprese. Spirei ha debuttato nella regia lirica a Cortona all'età di 22 anni, con 'La Finta Giardiniera' di Mozart, per proseguire con un 'cursus honorum' di tutto rispetto che comprende Bohème, (Royal Academy of Opera, Copenhagen), Pagliacci (opera scenes, Wexford Festival Opera), Serva Padrona di Paisiello (Lugo Opera Festival, Teatro Comunale di Bologna), Matrimonio Segreto (Royal Academy of Opera, Copenhagen), Don Giovanni, Così Fan Tutte, Cambiale di Matrimonio (Salisburgo, Landestheater). Ricercato all'estero, Spirei lavora poco in Italia. "La mia formazione è tutta italiana, vengo dal Dams di Bologna" ci tiene a sottolineare a Labitalia, con cui parla a pochi giorni dalla prima della 'Butterfly' all'Hackney Empire di Londra "un teatro -spiega- dove di solito non si mettono in scena opere liriche". Una sfida che è piaciuta al giovane regista, anche e soprattutto "per la presenza di moltissimi ragazzi giovani sia nel cast sia nell'orchestra". La scelta di lavorare all'estero, come spesso accade, deriva da un incontro casuale. "Durante gli anni del Dams ebbi l'opportunità di collaborare con un regista americano alla regia del 'Don Giovanni' di Cazzaniga. Da lì la mia strada è stata tracciata". "Del resto -spiega Spirei- l'ambiente della cultura, del teatro, dell'arte in generale è un ambiente 'esposto' internazionalmente. Poi mi è capitato di avere più contatti che mi hanno portato fuori dall'Italia, soprattutto in Inghilterra. Ma anche qui ho fatto la 'gavetta'", ricorda. "Ho fatto per diverso tempo l'assistente volontario alla regia il che significa che non guadagnavo nulla e dormivo in ostello in una camerata con 20 persone, chiudendo con il lucchetto il mio zaino. E invece di andare a cena, spesso andavo a teatro". Nostalgia dell'Italia? "Paradossalmente -dice ridendo Spirei- nel nostro Paese ci sono tornato a lavorare grazie a produzioni inglesi. Il punto è che il mondo dell'opera ha una "lingua unica" che è l'italiano e non a caso anche grandi autori stranieri come Mozart hanno voluto i libretti in italiano". E il "solo fatto di essere italiano -spiega il regista- ti dà, agli occhi degli stranieri, un valore aggiunto fortissimo". Anche per questo, dice Spirei "all'estero e in particolar modo in Inghilterra sono tutti sgomenti della situazione in cui versano le nostre istituzioni liriche. Anche i teatri italiani vengono percepiti allo sbando e al collasso, come forse veramente sono", commenta con amarezza. L'opera "è un mondo che ha bisogno di una profonda trasformazione -osserva il regista che ha collaborato anche con Stefano Vizioli, John Copley, Talmage Fauntleroy- va cambiato il modo di fare teatro perché non si possono più spendere milioni e milioni per allestimenti di poche sere, quando magari chiudono gli ospedali per mancanza di fondi". In Europa "hanno fatto i conti prima di noi con la crisi e hanno imparato a fare con meno, senza rinunciare alla bellezza della scena e della musica". E a chi volesse fare il regista teatrale, Spirei raccomanda: "Molta dedizione, prepararsi a un impegno, anche fisico, non indifferente, tanta concentrazione e, soprattutto, tanto interesse per gli altri perché noi mettiamo in scena non noi stessi, ma l'umanità".