Roma, 20 ago. (Labitalia) – "Il fermo pesca è nato in Italia 25 anni fa su spinta dei pescatori dell'Adriatico. E le critiche ci sono sempre state sia per la scelta del periodo del fermo che per la zona interessata. Ci sono sempre state diatribe locali legate a motivi economici e commerciali, sostenute a volte anche da politici interessati". Così Massimo Coccia, presidente di Federcoopesca, commenta con Labitalia, il fermo pesca che sta interessando, a rotazione, le coste italiane. Per Coccia il fermo biologico è un provvedimento fondamentale per il nostro mare. "Lo scopo del fermo pesca -spiega- è quello di mantenere la risorsa pescabile nel mare, poi accontentare tutti su 8mila chilometri di costa italiana è francamente difficile. Il fermo biologico è stato reso obbligatorio, per 30 giorni, dall'Ue, ma ogni anno ci sono polemiche per motivi diversi e in zone diverse". La posizione dell'associazione di categoria però non cambia. "Noi diciamo, come Alleanza delle Cooperative, che il fermo è un provvedimento che vale, che comporta sacrifici, e che per farlo -sottolinea- necessita di spogliarsi di interessi locali". E Coccia ricorda che, comunque, i pescatori non sono lasciati 'soli' nel periodo in cui le barche devono restare nei porti. "L'Unione Europea quest'anno -spiega- ha autorizzato nuovamente l'utilizzo dei fondi strutturali per il sostegno a imprese e imbarcati, e infatti lo Stato italiano è intervenuto con la misura della cassa integrazione". E a chi contesta che le marinerie di altri Paesi continuano a pescare risponde: "Con l'entrata della Croazia nell'Unione Europea si potrà pensare un piano di bacino comune".