Palermo, 19 ago. (Labitalia) – "Le importazioni 'solidali' dei datteri dall'Egitto potrebbero subire delle ripercussioni, alla luce degli ultimi fatti di cronaca". Non nasconde la sua preoccupazione Salvo Monachino, amministratore della cooperativa 'Scambi sostenibili' che opera a Palermo. "Vedremo cosa succederà – avverte – anche se temo una situazione negativa per i datteri egiziani dell'oasi di Siwa che provengono da un gruppo di produttori di commercio equo, sostenuto da un presidio Slow Food e importati dalla cooperativa di Palermo".La coltivazione e la commercializzazione dei datteri equosolidali dell?oasi sono gestite dalla Siwa community development environmental conservation (Scdec), organizzazione che coordina il lavoro di numerosi coltivatori appartenenti a tredici differenti villaggi."Nel 2006 – spiega Monachino – la Slow Food, insieme a Scdec e le organizzazioni di commercio equo italiane Macondo e Scambi sostenibili di Palermo, ha creato il presidio dei datteri di Siwa, volto alla salvaguardia e al recupero di alcune antiche varietà di palma da dattero in via di estinzione, sebbene di qualità molto elevata e dalle eccellenti caratteristiche organolettiche. L'organizzazione locale Scedc sostiene attivamente lo sviluppo delle comunità di contadini dell'oasi, tramite progetti di microcredito, educazione-alfabetizzazione informatica, assistenza tecnica e commercializzazione".