Home Nazionale Sacchetto (Apti): direttiva e Pac su tabaccoda cambiare, settore a rischio

Sacchetto (Apti): direttiva e Pac su tabaccoda cambiare, settore a rischio

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Roma, 31 lug. (Labitalia) – "Le proposte della direttiva, seppure ammorbidite rispetto alle proposte iniziali della commissione che prevedevano il pacchetto generico e il divieto indiscriminato sugli ingredienti, sono un po' più dialoganti ma sono lo stesso estremamenti preoccupanti perchè non partono da presupposti e basi scientifiche, non si occupano della tossicità o meno di un ingrediente, ma di aspetti estremamenti soggettivi, che non sono misurabili in maniera oggettiva". E' fermo il no di Carlo Sacchetto, segretario dell'Apti (Associazione professionale trasformatori tabacchi italiani), in occasione della presentazione del 'XVI Rapporto sulla filiera del tabacco in Italia' di Nomisma a Roma, alla direttiva Ue in materia di tabacco che arriverà alle battute finali a settembre. Secondo Sacchetto, i dati presentati oggi sono "dati negativi, non possono -spiega a Labitalia- che essere giudicati in modo negativo: si tratta solo di capire se questo calo di circa il 30% delle produzioni, delle superfici coltivate, e quindi anche dell'occupazione diretta e indotta, si possano archiviare come un effetto collaterale temporaneo delle incertezze legate allo sviluppo delle politiche a livello comunitario, oppure sia un dato strutturale e allora sarebbe ancora più grave". Danni pesanti per il settore tabacchicolo, secondo Sacchetto, arrivano anche dalla nuova Pac. "Nella trattativa sulla riforma Pac -spiega- è evidente come il tabacco sia stato ingiustamente discriminato. Tutto questo per una visione ideologica; l'accordo politico si è chiuso con un risultato che mette a rischio la sostenibilità del settore. Se nella stesura finale -continua- non verranno approntati i necessari correttivi, già dal 2015 la coltivazione del tabacco potrebbe sparire in Italia e con essa 50.000 posti di lavoro che si aggiungerebbero agli altrettanti posti di lavori persi negli ultimi 10 anni. Posti di lavoro persi inutilmente dal momento che la riduzione della produzione italiana è stata compensata da un aumento dell'import da paesi terzi, di sicuro con qualità non superiore -conclude- senza nessun impatto positivo sulla salute umana".